I Colli Orientali del Friuli scrigno di preziosi vini paesaggi e genti

“Piccolo compendio dell’universo”, così lo scrittore e poeta Ippolito Nievo definì il Friuli, “alpestre piano e lagunoso in

“Piccolo compendio dell’universo”, così lo scrittore e poeta Ippolito Nievo definì il Friuli, “alpestre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì”.


In queste miglia è compreso quell’arco collinare che dai confini con la provincia di Gorizia arriva sino a Tarcento, paese in provincia di Udine. L’area è tutta a oriente del capoluogo friulano e mentre la parte a tramontana è a bosco, a mezzogiorno è un susseguirsi di vigne ordinate su colli dolci la cui altezza non raggiunge i duecento metri, intervallati da conche o zone pianeggianti. Siamo nell’area dei Colli Orientali del Friuli. Il terreno chiamato “flysch di Cormons” è un alternarsi di marna e arenaria. La marna, che i friulani chiamano ponca, può contenere percentuali diverse di calcare e argilla, si altera succube di fenomeni atmosferici e si sgretola in frammenti che mutano l’originario colore grigio-azzurro per assumere via via color giallo ocra dai toni più o meno intensi. Sui colli orientali la marna normalmente prevale sull’arenaria e la roccia impermeabile obbliga l’acqua piovana a scorrere in superficie erodendola. Questo ha formato nel tempo piccole valli ove corsi d’acqua fluiscono ripidi.

La fragilità dei terreni facilmente scalzerebbe le viti. Per evitare ciò le colline sono state lavorate sino a trasformarle in tante terrazze che degradano dall’alto al piano, definite “ronc”, in friulano, ovvero “ronchi” termine che sebbene non esista nel vocabolario della lingua italiana, sottolinea non solo la caratteristica del paesaggio, ma ha assunto anche il significato di collina vocata alla produzione di vini di qualità.

L’area dei Colli Orientali è abbastanza ampia per cui il clima varia da zona a zona per pioggia vento altezze e esposizioni, ma anche per distanza dal mare che irradia il suo calore sui vigneti, soprattutto quelli compresi tra i ronchi di Manzano, Buttrio, Rosazzo, Ipplis e su fino a Rocca Bernarda, la collina di Gramogliano e il bosco Romagno. In questa parte dei colli la fioritura la maturazione e la vendemmia sono solitamente in anticipo rispetto ad altre colline.

Colli orientali

Sulle alture a oriente di Cividale del Friuli soffia il vento di bora e tramontana, mentre il calore del mare è più fievole.

La zona più fredda e piovosa la si riscontra lasciata Cividale e dirigendosi verso Tarcento. In questa fascia, solo Ramandolo e Savorgnano del Torre beneficiano di un clima più mite.

I Colli Orientali del Friuli sono una zona a grande vocazione vitivinicola e all’interno della stessa vi sono porzioni capaci di caratterizzare in modo netto vini che sono vanto del Friuli vinicolo nel mondo.

L’area più fresca e piovosa si identifica con varietà autoctone che vivono in simbiosi con quel clima e terra e si chiamano Verduzzo, Picolìt, Refosco dal peduncolo rosso e soprattutto Refosco nostrano, noto anche come Refosco di Faedis o di Torreano, sopravvissuto grazie ai viticoltori della zona che, dopo il flagello delle malattie parassitarie del XIX° sec., lo reimpiantarono senza cedere alle lusinghe modaiole di enologi e vivaisti che davano più spazio ai vitigni francesi. Il Verduzzo ha il colore dell’oro, dolce, alle volte grasso e tannico, eccelle a Ramandolo Nimis e Savorgnano del Torre che è zona eccelsa anche per i Picolìt ottenuti da uve ricche di aromi, ché spesso sono colpite favorevolmente da un fungo che si chiama botritys cinerea.

L’area un po’ meno fredda a oriente di Cividale ingloba Spessa di Cividale, S. Anna, ronchi di Gagliano, Prepotto, Novacuzzo, Croaretto, Albana, Cialla, Fornalis. Se i vini bianchi come il friulano, i pinots bianco e grigio, chardonnay sono freschi dai toni gentili e desiderosi di tempo per dare tutta la loro graziosa soavità, tra i rossi fiore all’occhiello è lo schioppettino, che si esprime al meglio tra Prepotto Albana e Cialla, e l’altro grande rosso il refosco dal peduncolo rosso.

Nella zona più vicina al mare ove il suo influsso più si fa sentire eccelle la ribolla gialla, il friulano insieme a sauvignon pinot bianco e müller thurgau. Sulle colline di Buttrio Rocca Bernarda e Rosazzo il picolìt esprime ancora la sua eccellenza e sempre a Rosazzo il rosso pignolo si è da tempo insediato. Solo qui e sui ronchi di Buttrio si può trovare quel vino dal nome evocativo Tazzelenghe, ovvero taglia lingua per via dell’acidità del succo dell’uva e non perché il vino irriti la lingua dell’assaggiatore, ché anche quando gli acidi di base sono elevati accarezza il palato vellicandolo soave. Un gran rosso da bersi con qualche anno sulle spalle e godere di quella magnifica secchezza e quel profluvio di vivi sapori e profumi. Anche questo è i Colli Orientali del Friuli, scrigno di prelibati vini, paesaggi, donne e uomini che quei paesaggi hanno plasmato e i vini tutelato nel tempo, caparbiamente scongiurandone una scomparsa certa! Gli appassionati enoici non possono mancare di valicare le colline di questa porzione di Friuli inseguendo e assaggiando vini, rapiti da un profumo o da un colore!

FONTE:
http://www.vinidellanima.it/2013/08/i-colli-orientali-del-friuli-scrigno-di-preziosi-vini-paesaggi-e-genti/

AUTORE:
Maria Cristina Pugnetti