Cartina poderi

TENIMENTI CIVA IL PODERE DI BELLAZOIA

Bellazoia è la frazione più orientale del Comune di Povoletto, un paesino costituito da case costruite perlopiù lungo l’arteria principale e sulla laterale. Da tempo immemore è un centro agricolo dove parte della popolazione è dedita alla viticoltura.

Tenimenti Civa alleva le viti nella verdeggiante campagna e nella fascia di colli che si trovano a nord del paese. I nostri poderi adagiati sul fianco dei boschi, mostrano inclinazioni verso la pianura che digrada lentamente fino al mare.

I vigneti assieme ai rilievi boscosi e alle cime delle Prealpi Giulie attribuiscono al podere di Bellazoia una bellezza che incanta. Nel tempo della vendemmia si colorano di meravigliose tonalità di colore e di vita.

Le Prealpi Giulie osservata da lontano sembrano una muraglia antica, una visione straordinaria, montagne celebrate da autori come Chateaubriand nel suo libro di memorie, o nelle opere di Gabriel Faure e Carlo Emilio Gadda.

Alpi e Prealpi sono uno scudo prezioso a protezione delle viti dai venti freddi del nord, mentre il mare Adriatico assicura luce e una costante ventilazione. Tutta la zona collinare è il risultato di un lentissimo processo di sedimentazione di detriti, sabbie e argille che si sono accumulati sul fondo del mare.

Biele Zoe
Podere Bellazoia

Solo quando quest’ultimo si è ritirato sono emersi i colli orientali del Friuli, modellati e incisi da piogge, fiumi, torrenti, ma anche dalla paziente opera di sistemazione realizzata da generazioni di contadini.

Su questa roccia e terra caratterizzata da strati di marna (argilla calcarea) alternati a arenaria (sabbia calcificata) curiamo le nostre viti e vendemmiamo a mano le uve.

Anche i boschi di latifoglie proteggono i vigneti dalle intemperie e contribuiscono alla formazione di un micro clima unico del quale si avvantaggiano le viti, dando uve con caratteristiche di territorio. La grande biodiversità in piante arboree ed erbacee e la moltitudine di insetti presenti nelle aree boscose crea un ambiente armonioso che si trasmette gradualmente ai vigneti aiutandoci nella loro corretta gestione agronomica.

La particolare e amena configurazione dell’intero paesaggio sembra essere il motivo del toponimo di Bellazoia, Biele Zôe in lingua friulana. Il significato di “bella gioia” traduce in modo augurale la fertilità di queste dolci colline, dove rimangono inscindibili la qualità della produzione e il godimento estetico del paesaggio.

Il paesino di Bellazoia conta circa 130 abitanti, per lungo tempo dimenticato proprio per la sua posizione geografica un po’ defilata, ha riacquistato nuovo impulso e linfa grazie ad aziende agricole come i Tenimenti Civa e ad altre attività economiche locali.

Podere Bellazoia vigneto

TENIMENTI CIVA, A RAVOSA DUE ETTARI DI VIGNETO DEDICATO ALLO SCHIOPPETTINO

A Ravosa, una delle undici frazioni del comune di Povoletto, vi è un piccolo podere (1,7 ettari) di Schioppettino, Sclopetìn in lingua friulana, varietà a bacca rossa autoctona del Friuli. Un nome “schioccante” di un pregiato vino che si fa con la Ribolla nera. Ebbene sì, il nome della varietà è proprio questa!

Non esiste una varietà unica chiamata Ribolla poiché con questo nome si comprendono vitigni diversi, ben radicati in Friuli: Ribolla gialla, che produce la Ribolla tout court, in friulano Ribuele, è la varietà più conosciuta e prevalentemente coltivata sui colli di levante tra Udine e Gorizia; la Ribolla verde che pare identificarsi con la Glera secca (Glere secje o Glerie, in friulano vuol dire “ghiaia) ossia col Prosecco lungo; e la varietà denominata Ribuele Spizade reperita sui colli di Cormòns che è stata identificata dall’esame del DNA sempre col Prosecco lungo.

Infine, la Ribolla nera coltivata nelle due province sopra nominate e in Slovenia, dove prende il nome di Pòcalza.

Ravosa che oggi conta 352 abitanti, è da sempre un centro agricolo. Verso la fine dell’800 l’agricoltura e l’allevamento bovino erano sviluppati al punto che proprio qui è nata la prima latteria sociale del Comune di Povoletto e una tra le prime del Friuli, era il 1884. Fu così abbandonata l’antica tradizione di lavorare a casa il proprio latte per ottenere burro e formaggio. Si incrementarono le rese grazie a una razionalizzazione del prodotto.

Ancor oggi a Ravosa esiste la latteria sociale di cui fanno parte quattro soci. Il latte viene munto due volte al giorno e conferito. Il casaro ne attua la trasformazione per ottenere il formaggio e il burro, ricercatissimo per la sua qualità. Ciascun socio ritira la quantità di prodotto sulla base del latte portato in latteria. Una produzione tradizionale e tipica i cui unici ingredienti sono latte sale caglio e un sapore ricco di sfumature.


Povoletto e le sue frazioni

La zona che si estende a nord-est di Udine, lungo la riva sinistra del torrente Torre fino a incontrare le stupende colline di Savorgnano a nord e quelle di Bellazoia a est e incunearsi nelle suggestive valli boscose di Attimis, Faedis e Nimis, forma il Comune di Povoletto. Curiosa è l’origine del toponimo che alcuni fanno risalire a “populus”, ossia pioppo.

L’ipotesi potrebbe essere corretta considerato che la zona, invasa continuamente da acque e con numerose zone palustri, era ricca di boschi e macchie di arbusti, di salici e soprattutto pioppi. Ma seguendo la pronuncia in lingua friulana “pabuletum” cioè pascolo, espressione che risponde alle caratteristiche della località, potrebbe essere questa l’origine del nome.

Povoletto

Territorio perfetto per le coltivazioni

Povoletto e le sue frazioni sono un lembo di terra ai margini della città, con una estesa pianura coltivata, ma che conserva ancora intere zone di quiete incontaminate, dove la civiltà contadina riesce a custodire le sue tradizioni popolari e i suoi metodi di vita.

Il territorio del Comune presenta a mezzogiorno e a levante la fascia eocenica (periodo geologico compreso tra 55 e 20 milioni di anni fa) con i paesi di Savorgnano, Ravosa, Magredis, Bellazoia e nella restante parte la distesa pianeggiante punteggiata dalle frazioni di Primulacco, Marsure di Sopra e di Sotto, Belvedere, Siacco, Povoletto, Salt e Grions del Torre.

Un territorio ricco di acque: oltre agli impetuosi torrenti Torre, Cornappo e Malina, quest’ultimo scorre nei pressi di Bellazoia, e alla calma corsa della Roggia Cividina, vi sono numerosi altri ruscelli e piccoli torrenti, che fanno defluire le acque dei boschi e dei rilievi collinari verso la pianura, più bisognosa d’irrigazione, rendendola più armoniosa e fertile, e da qui vengono poi ridistribuite mediante una miriade di canali, roielli e fossatelli (agars in friulano) portando preziosa linfa vitale.

Povoletto Mulino
Povoletto Roggia Cividina

Sono luoghi questi di tal bellezza, in primis la collina, da richiamare turisti curiosi di scoprire territori ameni, cibi genuini e vini eccellenti.

In passato lungo il corso delle rogge si sono sviluppati almeno un centinaio di mulini per la trasformazione del prodotto della terra che dava sostentamento e nutrimento ai friulani, che nella farina e nell’acqua trovavano l’indispensabile e moltissime volte unico alimento.

Il clima è ventilato e asciutto, molto importante per la sanità dell’uva. Le precipitazioni raggiungono le medie regionali.
Fra le bellezze naturali che il Friuli può vantare vi è indubbiamente il Torrente Torre con il suo corso in grado di offrire ancor oggi una particolare attrattiva per la dolcezza del territorio che attraversa e al quale ha sempre conferito un certo fascino.

Monti Musi

Le sue acque sgorgano dai Monti Musi, scendono a rigagnoli formando gelide cascatelle, e sotto i grossi massi a strapiombo creano conche d’acqua di un bell’azzurro carico e scivolano allargandosi a valle sul loro letto, reso bianchissimo di sassi e ghiaia, bordato di vegetazione spontanea.

Lungo il suo corso è trattenuto dalla diga, che venne costruita da Arturo Malignani tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, per potenziare gli impianti di produzione di energia elettrica, richiesti dagli opifici, che cominciavano a usarla come forza motrice al posto del carbone.

Raggiunge poi la dolce conca di Tarcento, dove le colline moreniche, costellate di ville e giardini, durante l’avvicendarsi delle stagioni si arricchiscono di stupende varietà di colori per i castagni, tigli, forsizie, glicini, mimose, ciliegi, mandorli, peschi.

Quando giunge nel territorio di Povoletto si ingrossa per gli apporti di altri Torrenti (Malina, Grivò…), scorre poi nella bassa friulana sino a confluire nel fiume Isonzo. Il bacino del medio Torre è permeabile per la sua prevalente composizione di ghiaia e limi sabbiosi.

Da questo ampio invaso, dove le acque alluvionali hanno dato origine col tempo a banchi di sabbia, isolotti, paludi e al groviglio di canali bordati di canne, salici e folta vegetazione, si formano diverse rogge che attraversano la città di Udine.

Tra queste la Roggia Cividina, che scorre in Savorgnano del Torre, Remanzacco e Buttrio per perdersi poi nel Natisone nei pressi di Manzano.

Le rogge servirono, oltre che per usi domestici e per l’irrigazione dei campi, come forza motrice ai numerosi opifici; erano circa un centinaio i mulini, le segherie, i battiferro ecc. Tutti questi laboratori si servirono dell’energia idraulica, che solo nei primi anni del ‘900 venne soppiantata dall’energia elettrica.

L'importanza dei boschi

Alcune frazioni del territorio di Povoletto, tra queste Bellazoia, sono in parte circondate da boschi dove si possono scorgere piccole fonti (risultivis in friulano) di acqua purissima.

Offrono anche una gamma completa di frutti naturali: fragoline di bosco, asparagi in primavera, more, mirtilli, nocciole d’estate, castagne e funghi in autunno.

I boschi sono preziosi perché ristabiliscono il turbato equilibrio climatico dell’ambiente dopo violenti temporali e servono a mantenere costante il grado di umidità atmosferica; all’opposto la loro scomparsa genererebbe siccità.

Per non parlare poi dell’importanza che essi hanno sia per la conservazione della bellezza e dell’integrità del primitivo paesaggio, sia per l’apporto di aria salubre e ossigenata al territorio circostante.


Tenimenti Civa a Manzano

Podere di Manzano

“A oriente del Friuli, ai piedi di un colle ameno, giace Manzano; siamo sempre sui colli orientali del Friuli. La postura è pittoresca. A chi sale la collina vede aprirsi dinanzi un panorama meraviglioso. Da levante a ponente si estende l’immensa pianura del Friuli tutta verdeggiante di fertili campi e di prati, di ville e paesi.

Volgendo lo sguardo a est e verso le montagne si può ammirare il blu e il verde delle acque del fiume Natisone che avanza tra le colline di Brazzano, Rosazzo, della Rocca Bernarda, e su per le verdi pianure di Orsaria, Premariacco fino a posarsi sulle tinte azzurrognole delle Alpi, che chiudono il quadro stupendo”

(Mons. Giuseppe Foschiani)

Paesaggio di colline erose e piana alluvionale si saldano tra loro attraverso rivoli, che in breve corsa raggiungono i torrenti prealpini. L’ammasso di roccia rimodellata, i larghi greti dei maggiori corsi d’acqua, l’apporto dei “ruati” determinano la varietà dei siti e spezzano vistosamente la presunta uniformità dell’alta pianura.

Le piogge regolano la vita spesso effimera delle acque correnti: i rivi che scendono dalle colline dipendono dalle precipitazioni locali, i torrenti invece si gonfiano quando tutto il bacino è investito dalla piovosità.

Le temperature sono miti per buona parte dell’anno, cosicché un tempo era coltivato l’olivo. I terreni grossolani della pianura, in prossimità dei rilievi sono arricchiti dalle particelle minute che i “ruati” depositano. Avvicinandosi al Torre prevalgono magri pascoli e ghiaie nude.

Le colline, sbreccate da numerose piccole valli, sono soleggiate a mezzogiorno e a ponente: qui la vite può sfruttare suoli favorevoli, ritmi stagionali propizi.


Tenimenti Civa e il podere Rione Case di Manzano

Di questo paesaggio fa parte “Rione Case” località oggi assorbita dal capoluogo di Manzano, ove Tenimenti Civa ha un podere di 4 ettari dedicato alla Ribolla gialla, proprio ai piedi di Casa Trento, abitazione rurale del ‘600.

Tale podere è un tutt’uno con quello di San Giovanni al Natisone, che nell’insieme conta circa 12,7 ettari, destinato a incrementare in un futuro prossimo.

Bellissime sono le colline che si trovano nel territorio di Manzano. Raggiungono al massimo l’altezza di 276 metri con il colle di Santa Caterina a Rosazzo, mentre il Colle Trento è di metri 128.

Queste alture sono di origine eocenica, termine che si riferisce all’Eocene, periodo che è iniziato 55 milioni di anni fa ed è durato complessivamente 20 milioni di anni.
Formate da sedimenti marnosi, si possono ancora trovare fossili marini. In località Case scorre il Rio omonimo, uno dei corsi d’acqua che alimentano il Natisone.

I vini di pregio delle colline, ma anche della pianura di Manzano, unitamente ai territori circostanti, si devono alla particolare conformazione e struttura geologica del terreno che ne fanno un habitat ideale per la coltivazione della vite.

Vini la cui fama ha da tempo valicato i confini regionali, estendendosi a tutto il territorio nazionale e internazionale. Oltre alla Ribolla gialla in territorio di Manzano coltiviamo un ettaro di pregiatissimo Merlot.

Podere Manzano e casa Trento

Tenimenti Civa e il podere a San Giovanni al Natisone

San Giovanni al Natisone si colloca nell’alta pianura del Friuli orientale, situata a sud della fascia collinare pedemontana delle Prealpi Giulie, esattamente in quella porzione della pianura udinese compresa tra il Natisone a ovest e il corso dello Judrio a oriente.

Il torrente Corno taglia nel senso della lunghezza il territorio comunale. La qualità dei suoli è determinata dalle argille che variando i substrati di ghiaie e ciottoli accrescono la fertilità naturale.

Su questa terra coltiviamo 12,7 ettari di Ribolla gialla. Il passaggio dal podere di San Giovanni al Natisone al podere di Manzano avviene senza soluzione di continuità, un tutt’uno dedicato a uno dei vitigni a bacca bianca più interessanti per la qualità del vino che si ottiene.

A Chi ama le bellezze selvatiche, il disordine naturale del paesaggio sa che raramente in Friuli può percorrere spazi più affascinanti di quelli offerti dal fiume Natisone nel suo confluire nel Torre, tra l’ampio greto e i retrostanti campi coltivati.

Podere San Giovanni al Natisone