Il forte legame

Tenimenti Civa e la Ribolla gialla

Quello dedicato alla Ribolla gialla è uno dei Progetti in cui è impegnata Tenimenti Civa, l’altro è l’Alta Qualità nel Carrello. Crediamo profondamente in questo vitigno a bacca bianca per le peculiarità e la qualità che esprime sulle colline friulane.

I consumatori dimostrano curiosità rispetto alla Ribolla, che piace anche per il nome, e stanno premiando sia la versione ferma sia la spumante, ottenuta col metodo Martinotti o Charmat. Tale successo non è casuale perché il mercato ricerca l’autenticità di un vino rispetto alle sue origini e a chi lo produce.

Tra Manzano e San Giovanni al Natisone abbiamo realizzato un podere di circa 13 ettari dedicato alla Ribolla, con probabilità il vigneto più grande dei Colli Orientali del Friuli. Il corpo unico rende più semplice la gestione e il controllo dell’intera filiera produttiva, permettendoci di raggiungere livelli di qualità via via più elevati.

Il legame Tenimenti Civa e Ribolla diverrà sempre più stretto nei prossimi anni perché il nostro intento è quello di incrementare la produzione di questo autoctono d’eccellenza.

  • Ribolla Gialla

    Collezione Privata

    (Collezione Privata)

  • Ribolla Gialla

    Biele Zôe Cuvée 85 I 15

     

  • Ribolla gialla spumante

    Extra Brut

     

  • Ribolla gialla frizzante

     

     

  • Ribolla gialla spumante extra brut

    Collezione Privata

     


Il Vitigno

La storia della Ribolla gialla e del vitigno

C’è un vitigno e un vino a cui rivolgiamo una particolare attenzione: la Ribolla gialla!

Non vi è dubbio che almeno una parte dei Colli orientali del Friuli e il Collio, italiano e sloveno, siano noti nel mondo enoico come il ventre materno di questo vino.

La storia della Ribolla è riccamente documentata; le fonti storiche dal medioevo all’età moderna si riferiscono al vino Ribolla (il primo documento è del 1207 negli Statuti di Treviso), mentre la prima attestazione di un vitigno Ribolla risale al 1822.

Il 29 gennaio di quell’anno nel Laibacher Zeitung, un giornale di Lubiana, è riportata la pubblicità di un vivaio che offriva barbatelle e tralci di alcune varietà che hanno fatto la storia della viticoltura friulana e triestina, tra queste c’è anche la Ribolla. Non sapremo mai se si trattava dell’attuale Ribolla gialla o di uno dei tanti vitigni che concorrevano alla formazione di un vino così chiamato.

La Ribolla gialla e la Ribolla verde appaiono in modo certo solo nel 1823 grazie al Conte Pietro di Maniago, che compilò su ordine di sua altezza imperiale Francesco Carlo, un “Catalogo delle Varietà delle Viti del Regno Veneto”, cioè del Veneto e del Friuli non austriaco.

Tempi Moderni

La Ribolla nel XX secolo

Il successo dei vitigni internazionali catturò anche i produttori del Collio sloveno, ma qui più che in Friuli confidarono nella Ribolla ed oggi è diffusa nelle aree che confinano con le colline in provincia di Udine e Gorizia come Medana, Castel Dobro, San Martino, San Lorenzo, Quisca, Cerò, Visgnavicco, Vedrignano, Bigliana e Cosana.

Mentre in Slovenia convivono le due varietà di Ribolla, ossia quella gialla e la verde, più produttiva, nei colli friulani è coltivata prevalentemente la prima, ritenuta di qualità più pregiata.

La Ribolla gialla viene impiegata come varietà unica da circa settant’anni, e se fino a pochi decenni fa era un vino dolce, solo in parte fermentato, che i friulani accompagnavano alle castagne, oggi è molto apprezzato come vino secco e come vino spumante.

I primi decenni del XX secolo la Ribolla era considerata varietà eccellente e la sua diffusione era incentivata, infatti il vivaio di Gagliano di Cividale innestava giovani viti su di una radice diversa, detta portainnesto, affinché la pianta potesse adattarsi alle diverse condizioni di clima e terreno.

Il periodo di declino si manifestò dopo la seconda Guerra mondiale, quando Pinot grigio, Pinot bianco, Friuliano (ex-Tocai), Merlot, Traminer e Riesling, provenienti da Francia e Germania, trovarono maggiori consensi.

Diverse interpretazioni

La Ribolla macerata

Non mancano interpretazioni diverse della Ribolla gialla per cui la possiamo trovare vinificata con le sue bucce che ne cambiano il profilo: colore più intenso, trama spessa, in cui non viene meno il taglio severo dell’acidità.

Nel Collio sloveno (Brda) e nella zona del Vipacco è proprio la macerazione il sistema tradizionalmente utilizzato per produrre la Ribolla.


La curiosità per i vitigni autoctoni

Il consumo di vino in Italia

Il consumo di vino in Italia evidenzia un calo strutturale. Nonostante questa flessione, c’è una particolare attenzione da parte dei consumatori italiani e stranieri ai vitigni autoctoni e a determinate tipologie di vini. (Studio Wine Monitor Nomisma – dicembre 2017)

Negli ultimi cinque anni, si sono registrate variazioni positive nel consumo di spumanti e vini bianchi fermi, quest’ultimi assunti in quantità pari ai vini rossi. Tra il 2011 e il 2016 l’esportazione di spumanti è cresciuta del 118%, e i vini bianchi fermi del 31%, contro un 18% dei rossi (dati Nomisma)

Se Glera e Pinot grigio sono i vini italiani più conosciuti all’estero, accanto a questi ci sono vini bianchi autoctoni riscoperti dai consumatori, come la Ribolla gialla.
Gli ettari coltivati di questa varietà sono passati, nel quadriennio 2014 – 2017, da poco più di 400 a 1200 ettari che tradotti in numero di bottiglie significa dai 5 milioni ai 25 milioni potenziali ( Pantini Denis, Ribolla Gialla, un vino che fa tendenza – Risultati di uno studio di Nomisma Wine Monitor; supplemento a L’ Informatorio Agrario n.4, Edizioni L’ Informatorio Agrario s.r.l, 2018.).

Le vendite nella GDO (grande distribuzione organizzata) confermano il trend positivo per il vino Ribolla gialla, con un +31,5% registrato tra il 2015 e il 2016. Una percentuale maggiore rispetto a un altro vino bianco (la Passerina abruzzese +27,8%) e al Ripasso della Valpolicella +23,6% (dati 2017).

La Ribolla gialla risulta essere in testa tra i cinque vini con la maggiore crescita di vendite nella GDO.

Consigli e passaparola

Come si sceglie

Il passa parola e il consiglio del negoziante rappresentano il primo criterio di scelta della Ribolla gialla da parte del consumatore italiano (31%). Segue la notorietà del brand (22%), in terza posizione vi è la convenienza di prezzo, ma con un marcato distacco (12%). Poco distanti da quest’ultimo dato figurano le recensioni di siti e blog dedicati al vino, nonché la presenza del marchio biologico.

Maschio e buon reddito

Il consumatore tipo

Il consumatore tipo di Ribolla gialla è maschio, di età compresa tra i 38 e i 54 anni, residente nel nord Italia, con un titolo di studio e reddito alto.

I vini bianchi fermi del Friuli Venezia Giulia risultano essere maggiormente presenti, rispetto ad altre regioni, nella lista vini dei ristoranti italiani. Il 92% di quelli intervistati (Studio Wine Monitor Nomisma – dicembre 2017) ha almeno un vino bianco friulano in carta, i più presenti sono la Ribolla gialla seguita da Sauvignon, Chardonnay, Friulano (un tempo Tocai) e Pinot grigio.

Il successo della Ribolla è indubbiamente decretato dalle caratteristiche qualitative e organolettiche, dalla versatilità nell’abbinamento con il cibo e dalle occasioni di consumo.

Qualità riconosciuta

Il prezzo della Ribolla gialla

È interessante notare inoltre che la Ribolla gialla viene venduta a un prezzo maggiore del 66% rispetto alla media di tutti i vini a scaffale. Diversi i motivi di un tale successo indagati da Nomisma Wine Monitor attraverso uno studio approfondito su un campione di 1000 consumatori che ha riguardato: i modelli di consumo, la posizione di mercato per reputazione e la percezione della Ribolla gialla da parte del consumatore italiano.
La seconda indagine ha coinvolto un campione di 260 ristoranti italiani (il 48% di fascia alta) sempre su posizionamento, i valori percepiti e la presenza della Ribolla gialla nella loro lista vini.

Dal lato consumatori vi è una diffusa e riconosciuta qualità dei vini del Friuli Venezia Giulia e quindi anche della Ribolla gialla. Tre italiani su dieci (dato 2016) hanno dichiarato di averla bevuta almeno in una occasione, perlopiù fuori casa durante l’aperitivo. Una modalità di consumo quest’ultima che trova ancora maggiori consensi quando ad essere degustato è la Ribolla gialla spumante.

La corretta comunicazione

Valorizzare il vitigno per rafforzare il legame col territorio storico di produzione

L’ottimo apprezzamento di cui gode la Ribolla gialla ferma e spumante da parte del consumatore italiano, ma anche internazionale, è dimostrato dai dati di mercato. Ciò che va maggiormente comunicato è il legame del vitigno con la terra d’origine, vale a dire parte del Friuli Colli Orientali e il Collio, italiano e sloveno.

Valorizzare la Ribolla gialla attraverso i suoi caratteri distintivi, vuol dire raccontare il luogo di produzione e il suo essere un vitigno autoctono. Per attuare ciò è necessaria una strategia ad hoc che preveda degustazioni, la presenza in fiere del vino, eventi dedicati e visite in cantina.

Il tutto integrato a una comunicazione digitale attuata attraverso siti, blog, social network e a quella più tradizionale di TV, radio, giornali e riviste specializzate.