DANTE IN FRIULI

Nell’anno in cui ricorrono i 700 anni di Dante La Tenimenti Civa ricorda il Sommo Poeta con la presentazione della bottiglia “Ce fastu?”. Il vino, un Cabernet Sauvignon tratto dal Vigneto Bellazoia, sarà lanciato attraverso il video “Dante in Friuli” e la narrazione dello storico Gianfranco Ellero.

La diffusione avverrà in contemporanea sul sito tenimenticiva.com e sui social dell’Azienda, il 3 dicembre alle ore 12.

Il video suggerisce un ideale itinerario per scoprire la presenza di Dante nei luoghi della cultura friulana. Un interessante e utile riferimento per il turismo culturale.

“Ce fastu?” ricorda la citazione che Dante inserisce nel “De vulgari eloquentia” per dimostrare che il friulano, riconosciuto come distinto dialetto, non può diventare lingua nazionale italiana. Non sappiamo se Dante sia mai venuto in Friuli, ma la citazione dimostra che Lui il friulano deve averlo almeno ascoltato nelle corti che lo accolsero come esule – Verona, Treviso, Bologna, Padova… -. Dobbiamo esser grati al Poeta per aver prestato attenzione alle parole friulane, poiché quella citazione e il duro giudizio che l’accompagna furono oggetto di molti studi.

“Ce fastu?” è anche la rivista della Società Filologica Friulana, l’istituto culturale più importante del Friuli, che ha sede a Udine nel prestigioso Palazzo Mantica. La Filologica conserva nella sua biblioteca singoli canti o traduzioni integrali della Divina Commedia in lingua friulana.

A Udine ci sono altre interessanti memorie dantesche: in Duomo il pittore Vitale da Bologna ritrae verso il 1330 il volto di Dante accanto a Boccaccio e Petrarca nel ciclo pittorico della cappella di San Nicolò, e l’importantissimo Codice della Divina Commedia, noto come Codice Florio, appartenente a una preziosissima biblioteca settecentesca, oggi proprietà dell’Università di Udine. Da dicembre 2020 il documento riprodotto in digitale è a disposizione della cultura mondiale.

Ed ancora, nell’atrio della Biblioteca Comunale Vincenzo Joppi c’è il busto in marmo del Poeta scolpito da Luigi Minisini. Dante doveva essere celebre anche al di fuori della città di Udine se, dopo alcuni anni dalla sua morte, l’Abbazia di Sesto al Reghena volle che il suo volto fosse raffigurato in un affresco postgiottesco che ricorda i funebri di San Benedetto; quello di Sesto è sicuramente il più antico ritratto di Dante esistente in Friuli.

Un altro celebre ritratto è contenuto nel manoscritto 200 custodito nella Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli. Dante è raffigurato seduto nel suo studiolo all’interno della lettera N miniata: preziosissima copia della Commedia scritta a mano da due notai fiorentini, databile alla fine del Trecento o gli inizi del Quattrocento.

Nel 1421, primo centenario della sua morte, il Comune di Gemona realizzò una campana che annunciasse il trapasso delle anime diffondendo idealmente nel suono una celebre terzina trascritta sul bronzo: la prima del canto 23° del Paradiso. Oggi la campana, scampata alle requisizioni degli austro-ungarici del 1918, è conservata nel Duomo della città collinare, rinata dopo il disastroso terremoto del 1976.

Il viso di Dante che appare sull’affresco di Sesto al Reghena è stato riprodotto anche sull’etichetta del vino denominato “Ce fastu?”, come la rivista della Società Filologica Friulana. È un’etichetta che distingue un vino speciale che diffonde la cultura regionale nel settimo centenario della morte del grande Poeta.